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sabato 19 aprile 2025

Ed è subito sera


Ed è subito sera

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.

Salvatore Quasimodo

lunedì 7 ottobre 2024

Majakovskij

Vladimir Majakovskij
Bagdati, Georgia 19/07/1893
Mosca, Russia 14/04/1930

All’amato me stesso
 
Quattro. Pesanti come un colpo.
 
"A Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio".
 
Ma uno come me dove potrà ficcarsi?
 
Dove mi si è apprestata una tana?
 
S’io fossi piccolo come il grande oceano,
mi leverei sulla punta dei piedi delle onde con l’alta marea,
accarezzando la luna.
 
Dove trovare un’amata uguale a me?
Angusto sarebbe il cielo per contenerla!
 
O s’io fossi povero come un miliardario.. Che cos’è il denaro per l’anima?
Un ladro insaziabile s’annida in essa:
all’orda sfrenata di tutti i miei desideri
non basta l’oro di tutte le Californie!
 
S’io fossi balbuziente come Dante o Petrarca...
Accendere l’anima per una sola, ordinarle coi versi...
Struggersi in cenere.
E le parole e il mio amore sarebbero un arco di trionfo:
pomposamente senza lasciar traccia 
vi passerebbero sotto 
le amanti di tutti i secoli.
 
O s’io fossi silenzioso, umil tuono... Gemerei stringendo con un brivido l’intrepido eremo della terra...
Seguiterò a squarciagola con la mia voce immensa.
 
Le comete torceranno le braccia fiammeggianti, 
gettandosi a capofitto dalla malinconia.
 
Coi raggi degli occhi rosicchierei le notti
s’io fossi appannato come il sole...
 
Che bisogno ho io d’abbeverare col mio splendore 
il grembo dimagrato della terra?
 
Passerò trascinando il mio enorme amore 
in quale notte delirante e malaticcia?
 
Da quali Golia fui concepito
così grande,
e così inutile?

venerdì 26 luglio 2024

il pescatore di Fabrizio De André

Il Pescatore

All’ombra dell’ultimo sole
s’era assopito un pescatore
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso.

Venne alla spiaggia un assassino
due occhi grandi da bambino
due occhi enormi di paura
eran gli specchi di un’avventura.

E chiese al vecchio dammi il pane
ho poco tempo e troppa fame
e chiese al vecchio dammi il vino
ho sete e sono un assassino.

Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno
non si guardò neppure intorno
ma versò il vino, spezzò il pane
per chi diceva ho sete e ho fame.

E fu il calore d’un momento
poi via di nuovo verso il vento
davanti agli occhi ancora il sole
dietro alle spalle un pescatore.

Dietro alle spalle un pescatore
e la memoria è già dolore
è già il rimpianto d’un aprile

giocato all’ombra di un cortile.

Vennero in sella due gendarmi
vennero in sella con le armi
chiesero al vecchio se lì vicino
fosse passato un assassino.

Ma all’ombra dell’ultimo sole
s’era assopito il pescatore
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso.

 


 

lunedì 16 ottobre 2023

Immagina

John Lennon


Imagine
Immagina

Imagine there's no heaven
Immagina che non ci sia nessun paradiso
It's easy if you try
È facile se ci provi
No hell below us
Nessun inferno sotto di noi
Above us only sky
Sopra di noi solo cielo
Imagine all the people
Immagina tutta la gente
Living for today, I
Vivere per quest'oggi...

Imagine there's no countries
Immagina che non ci sia alcuna nazione
It isn't hard to do
Non è difficile da fare
Nothing to kill or die for
Niente per cui uccidere o morire
And no religion too
E anche nessuna religione
Imagine all the people
Immagina tutta la gente
Living life in peace
Vivere la vita in pace...

You may say I'm a dreamer
Diresti che sono un sognatore
But I'm not the only one
Ma non sono il solo.
I hope someday you'll join us
Spero che un giorno ti unisca a noi
And the world will be as one
E il mondo sarà come uno solo

Imagine no possessions
Immagina se non ci fossero possedimenti
I wonder if you can
Lo desidero se ci provi
No need for greed or hunger
Nessun bisogno di golosità o fame
A brotherhood of man
Una fratellanza di uomini
Imagine all the people
Immagina tutta la gente
Sharing all the world, you
Condividere tutto il mondo

domenica 24 settembre 2023

M'illumino d'Ungaretti

Giuseppe Ungaretti
Alessandra d'Egitto,08/02/1888
Milano, 01/06/1970


Mattina
M'illumino d'immenso.

Soldati
Si sta come 
d'autunno
sugli alberi
le foglie.

Per i morti della Resistenza
Qui
vivono per sempre
gli occhi che furono chiusi alla luce
perché tutti
li avessero aperti
per sempre
alla luce.

Allegria di naufragi
E subito riprende
il viaggio
come
dopo il naufragio
un superstite
lupo di mare.

Dannazione
Chiuso fra cose mortali
(anche il cielo stellato finirà) 
Perché bramo Dio?

Inverno
Come la semente
anche la mia anima ha bisogno
del dissodamento nascosto
di questa stagione. 

mercoledì 13 settembre 2023

Trilussa

Trilussa
pseudonimo di
Carlo Alberto Camillo Salustri
Roma 26/10/1871
Roma 21/12/1950
 
Questione de razza

Che cane buffo! E dove l'hai trovato? 
Er vecchio me rispose: 
È brutto assai, ma nun me lascia mai: 
s'è affezzionato.
L'unica compagnia che m'è rimasta,
fra tanti amichi, è sto lupetto nero:
non è de razza, è vero,
ma m'è fedele e basta.
Io nun faccio questioni de colore:
l'azzioni bone e belle
vengheno su dar core
sotto qualunque pelle. 

martedì 18 luglio 2023

Emily Dickinson Se io

Emily Dickinson
10/10/1830 Amherst, Stati Uniti
15/05/1886 Amherst, Stati Uniti


Se io potrò impedire
ad un cuore di spezzarsi
non avrò vissuto invano.
Se allevierò il dolore di una vita
o allevierò una pena
o aiuterò un pettirosso caduto
a rientrare nel nido
non avrò vissuto invano!

L’oggi è lontano dall’infanzia
ma su e giù per le colline
tengo più stretta la sua mano
che accorcia tutte le distanze!
I piedi di chi cammina verso casa
vanno con sandali più leggeri!

sabato 1 luglio 2023

l'Albatros

L'Albatros
di Charles Baudelaire

Spesso, per divertirsi, i marinai

catturano degli albatri, grandi uccelli dei mari,
indolenti compagni di viaggio delle navi
in lieve corsa sugli abissi amari.

L’hanno appena posato sulla tolda
e già il re dell’azzurro, maldestro e vergognoso,
pietosamente accanto a sé strascina
come fossero remi le grandi ali bianche.

Com’è fiacco e sinistro il viaggiatore alato!
E comico e brutto, lui prima così bello!
Chi gli mette una pipa sotto il becco,
chi imita, zoppicando, lo storpio che volava!

Il Poeta è come lui, principe delle nubi
che sta con l’uragano e ride degli arcieri;
esule in terra fra gli scherni, impediscono
che cammini le sue ali di gigante.

domenica 18 giugno 2023

Bob Dylan Blowin' in the wind


Se ne va nel vento

Quante strade deve percorrere un uomo
prima di essere chiamato uomo?
E quanti mari deve superare una colomba bianca
prima che si addormenti sulla spiaggia?
E per quanto tempo dovranno volare le palle di cannone
prima che vengano bandite per sempre?
la risposta, amico mio, se ne va nel vento,
la risposta se ne va nel vento

Per quanti anni una montagna può esistere
prima che venga spazzata via dal mare?
E per quanti anni alcuni possono vivere
prima che sia concesso loro di essere liberi
E per quanto tempo può un uomo girare la sua testa
fingendo di non vedere
la risposta, amico mio, se ne va nel vento,
la risposta se ne va nel vento

Per quanto tempo un uomo deve guardare in alto
prima che riesca a vedere il cielo?
E quanti orecchie deve avere un uomo
prima che ascolti la gente piangere?
E quanti morti ci dovranno essere affinché lui sappia
che troppa gente è morta?
la risposta, amico mio, se ne va nel vento,
la risposta se ne va nel vento


traduzione di Ermanno Tassi

sabato 10 giugno 2023

Quant'è bella giovinezza

Lorenzo il Magnifico

Canzona di Bacco

Quant'è bella giovinezza, 
Che sì fugge tuttavia! 
Chi vuol esser lieto, sia:
di domani non v'è certezza.

Medaglia di Niccolò Forzore Spinelli

giovedì 4 maggio 2023

Charles Baudelaire

Charles Baudelaire
09/04/1821 Parigi
31/08/1867 Parigi


Caino e Abele (da i Fiori del Male) 

Razza d'Abele, dormi, bevi e mangia:
con che compiacimento ti sorride Dio!

Razza di Caino, striscia
nel fango e muori miserabile!

Razza d'Abele, il tuo sacrificio
accarezza il naso ai Serafini!

Razza di Caino, il tuo supplizio
potra mai avere fine?

Razza d'Abele, guarda prosperare
II tuo bestiame e le tue semine!

Razza di Caino, le tue viscere
urlano di fame come un vecchio cane!

Razza d'Abele, scaldati il ventre
al focolare patriarcale!

Razza di Caino, trema di freddo
nel tuo antro, povero sciacallo!

Razza d'Abele, ama e prolifica!
Anche il tuo oro si moltiplica!

Razza di Caino, guardati
dalle grandi brame, cuore ardito!

Razza d’Abele, tu cresci e ti pasci
come le cimici dei boschi!

Razza di Caino, trascina per le strade
la tua famiglia disperata!

Razza d'Abele, la tua carogna
ingrasserà la fumante terra!

Razza di Caino, il tuo compito
non è ancora finito!

Razza d'Abele, vergognati!
II ferro e vinto dallo spiedo!

Razza di Caino, sali al cielo
e scaraventa sulla terra Dio!


Ubriacatevi
Bisogna essere sempre ubriachi. Ecco tutto: questo è l'unico problema.
Per non sentire l'orribile peso del Tempo che vi rompe le spalle e vi piega a terra, dovete ubriacarsi senza posa.
Ma di che? Di vino, di poesia o di virtù: come vi pare, ma ubriacatevi.
E se a volte, sui gradini d'un palazzo, sull'erba verde d'un fosso, nell'inerte solitudine della vostra camera, vi svegliate perché l'ebbrezza è scemata o scomparsa, chiedete al vento, all'onda, alla stella,, all'uccello, all'orologio, a tutto ciò che fugge, geme, scorre, canta, parla, chiedete che ora è ; e il vento, l'onda, la stella, l'uccello, l'orologio vi risponderanno:
- È ora di ubriacarsi! Per non essere gli strazianti martiri del Tempo, ubriavatevi senza posa! Di vino, di poesia o di virtù:
come vi pare.

Lettera d'amore a Jeanne Duval

Lasciami respirare a lungo, ancora e ancora, l'odore dei tuoi capelli, lascia che io vi immerga il viso come fa l'assetato nell'acqua della sorgente, e che li scuota con la mia mano come un fazzoletto odoroso per farne uscire i ricordi nell'aria. Se tu potessi sapere tutto quello che vedo, tutto quello che sento, tutto quello che scopro nei tuoi capelli! La mia anima viaggia seguendo un profumo, come l'anima di altri viaggia seguendo una musica.  Nei tuoi capelli c'è un intero sogno, pieno di vele e alberature; mari aperti i cui monsoni mi portano verso climi incantati, dove lo spazio è più azzurro e profondo, dove l'aria ha il profumo dei frutti, delle foglie e della pelle umana. Nell' oceano dei tuoi capelli vedo un porto brulicante di canzoni tristi, di uomini vigorosi dei più diversi paesi, e navi d'ogni forma, le cui intricate, delicate architetture si stagliano nel cielo immenso, invaso da un'immobile calura. Se carezzo i tuoi capelli, ritrovo il languore delle ore passate su un divano, nella cabina di una bella nave, cullato dal dolce rollio del porto, tra vasi di fiori e terrine rinfrescanti. Nella brace dei tuoi capelli, respiro l'odore di tabacco mescolato all'oppio e allo zucchero; nel buio dei tuoi capelli vedo splendere l'infinito dell'azzurro tropicale; sulle rive muscose dei tuoi capelli mi inebrio degli odori mescolati del catrame, del muschio e dell'olio di cocco. Lasciami mordere ancora le tue trecce pesanti e nere. Quando prendo a piccoli morsi i tuoi capelli elastici e ribelli, mi sembra di mangiare ricordi.


domenica 9 aprile 2023

Federico Garcia Lorca

Federico Garcia Lorca
Nascita 05/06/1898 
Fuente Vaqueros, Spagna
Assassinio 19/06/1936 Viznar, Spagna
Alle cinque della sera.

Eran le cinque in punto della sera.
Un bambino portò il lenzuolo bianco
alle cinque della sera.
Una sporta di calce già pronta
alle cinque della sera.
Il resto era morte e solo morte
alle cinque della sera.

Il vento portò via i cotoni
alle cinque della sera.
E l'ossido seminò cristallo e nichel
alle cinque della sera.
Già combatton la colomba e il leopardo
alle cinque della sera.
E una coscia con un corno desolato
alle cinque della sera.
Cominciarono i suoni di bordone
alle cinque della sera.
Le campane d'arsenico e il fumo
alle cinque della sera.

Negli angoli gruppi di silenzio
alle cinque della sera.
Solo il toro ha il cuore in alto!
alle cinque della sera.
Quando venne il sudore di neve
alle cinque della sera,
quando l'arena si coperse di iodio
alle cinque della sera,
la morte pose le uova nella ferita
alle cinque della sera.
Alle cinque della sera.
Alle cinque in punto della sera.

Una bara con ruote è il letto
alle cinque della sera.
Ossa e flauti suonano nelle sue orecchie
alle cinque della sera.
Il toro già mugghiava dalla fronte
alle cinque della sera.
La stanza s'iridava d'agonia
alle cinque della sera.
Da lontano già viene la cancrena
alle cinque della sera.
Tromba di giglio per i verdi inguini
alle cinque della sera.
Le ferite bruciavan come soli
alle cinque della sera.
E la folla rompeva le finestre
alle cinque della sera.
Alle cinque della sera.
Ah, che terribili cinque della sera!
Eran le cinque a tutti gli orologi!
Eran le cinque in ombra della sera!

(da Lamento per Ignacio Sánchez Mejías)


A las cinco de la tarde.

Eran las cinco en punto de la tarde.
Un niño trajo la blanca sábana
a las cinco de la tarde.
Una espuerta de cal ya prevenida
a las cinco de la tarde.
Lo demás era muerte y sólo muerte
a las cinco de la tarde.

El viento se llevó los algodones
a las cinco de la tarde.
Y el óxido sembró cristal y níquel
a las cinco de la tarde.
Ya luchan la paloma y el leopardo
a las cinco de la tarde.
Y un muslo con un asta desolada
a las cinco de la tarde.
Comenzaron los sones de bordón
a las cinco de la tarde.
Las campanas de arsénico y el humo
a las cinco de la tarde.

En las esquinas grupos de silencio
a las cinco de la tarde.
¡Y el toro solo corazón arriba!
a las cinco de la tarde.
Cuando el sudor de nieve fue llegando
a las cinco de la tarde,
cuando la plaza se cubrió de yodo
a las cinco de la tarde,
la muerte puso huevos en la herida
a las cinco de la tarde.
A las cinco de la tarde.
A las cinco en punto de la tarde.

Un ataúd con ruedas es la cama
a las cinco de la tarde.
Huesos y flautas suenan en su oído
a las cinco de la tarde.
El toro ya mugía por su frente
a las cinco de la tarde.
El cuarto se irisaba de agonía
a las cinco de la tarde.
A lo lejos ya viene la gangrena
a las cinco de la tarde.
Trompa de lirio por las verdes ingles
a las cinco de la tarde.
Las heridas quemaban como soles
a las cinco de la tarde,
y el gentío rompía las ventanas
a las cinco de la tarde.
A las cinco de la tarde.
¡Ay qué terribles cinco de la tarde!
¡Eran las cinco en todos los relojes!
¡Eran las cinco en sombra de la tarde!

(da Lamento per Ignacio Sánchez Mejías)

giovedì 9 marzo 2023

Hikmet


Nazim Hikmet
Poeta turco
(Salonicco 15/01/1902
Mosca 03/06/1963)


Alla Vita

 
La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla dal di fuori o nell’al di là.
Non avrai altro da fare che vivere.

La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinché vivano gli uomini
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla è più bello, più vero della vita.

Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che a settant’anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia. 

1948


C'è un albero dentro di me

C'è un albero dentro di me
trapiantato dal sole
le sue foglie oscillano
come pesci di fuoco
le sue foglie cantano come usignoli ...

è un pezzo già
che i viaggiatori sono discesi
dai razzi del pianeta chè in me
parlano una lingua che lo udito in sogno
non ordini non vanterie non preghiere ...
in me c'è una strada bianca
le formiche passano coi semi di grano
i camion passano col chiasso delle feste
ma il carro funebre
… è proibito …

non può passare
in me il tempo rimane
come una rossa rosa odorosa
che oggi sia venerdì domani sabato
che il più di me sia passato
che resti il meglio
me ne infischio.

1960

Traduzione di Joyce Lussu e Velso Mucci

 

 

Può darsi 

Può darsi che io
non arrivi
a un certo giorno,
può darsi
che penzolando a un capo del ponte
lascerò cadere la mia ombra sull'asfalto...
E può darsi
che, anche dopo
quel certo giorno,
io sia ancora In vita
irsuto di bianco pelo...
Se sarò vivo
dopo quel certo giorno,
appoggiandomi ai muri
per la periferia della città
suonerò il violino e canterò una canzone
ai vecchi, intorno a me,
che, come me, saranno
sopravvissuti all'ultima battaglia.
E dovunque volgerò l'occhio,
tutto sarà allegro, splendido,
e la sera stupenda,
e ascolterò il passo di gente nuova
che intona nuove canzoni.
1930


domenica 22 gennaio 2023

Infinito

Giacomo Leopardi (1798 - 1837)

 L'infinito

«Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.

Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. 

E come il vento odo stormir tra queste piante, io quello infinito silenzio a questa voce vo comparando: e mi sovvien l'eterno, e le morte stagioni, e la presente e viva, e il suon di lei. 

Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare.»

Franco Fontana

Franco Fontana Fotografo 09/12/1933 - 29/08/2026